Oggi raccontiamo una storia che attraversa i secoli, dai piselli di un abate dell’Ottocento fino ai laboratori di genomica molecolare cinesi. Una storia che parla di esperimenti, di proporzioni perfette, di sospetti statistici e di un duello a distanza tra scienziati. Un mistero lungo centocinquant’anni finalmente risolto. Tutto questo…per un pugno di piselli.
Capitolo 1 dove incontriamo il primo protagonista della storia
Gregor Mendel (1822-1884) era un abate agostiniano che, nell’orto del monastero di Brno, si divertiva a incrociare piante di pisello per capire come si trasmettessero i tratti ereditari. Notò che quando metteva insieme una pianta con semi lisci e una con semi rugosi, nella generazione successiva (la “figlia”) i semi risultavano tutti lisci. Ma nella generazione dopo ancora (la “nipote”), comparivano di nuovo i rugosi, in un rapporto di 3 a 1: circa, tre lisci per ogni rugoso. Questo rapporto fu il primo indizio che i tratti si trasmettono secondo regole precise a differenza di quello che credevano gli scienziati dell’epoca.
Da quegli esperimenti Mendel formulò tre leggi fondamentali dell’ereditarietà. Quelle studiate al Liceo e poi inesorabilmente dimenticarle.

In sostanza, Mendel capì che la natura non si comporta “a caso” ma segue leggi precise. E lo fece senza sapere nulla di geni o cromosomi, che sarebbero stati scoperti solo decenni dopo. Tutto il suo lavoro si basava su osservazione, pazienza e statistica.
Capitolo 2 dove incontriamo il secondo protagonista della storia
Nel 1890 nacque a Londra Ronald A. Fisher che da grande si delettò in matematica e biologia. Finì per essere ricordato come il padre della statisitica moderna, con buona pace di mille mila statistici in tutto il mondo che ancora oggi combattono con test d’ipotesi, ANOVA e la famigerata distribuzione F, appunto la F di Fisher.
Ma torniamo alla nostra storia. Nel 1936 Fisher pubblicò un articolo dal titolo “Has Mendel’s Work Been Rediscovered?” in cui avanzò dubbi sulla bontà dei lavori di Mandel . In particolare, Fisher dopo aver analizzato i dati sperimentali di Mendel, notò che i risultati erano statisticamente troppo perfetti per essere coerenti con la variabilità attesa. Ben inteso, Fisher non accusò mai Mendel di frode ma ipotizzò che endel, o qualcuno dei suoi assistenti, potesse aver aggiustato i risultati per confermare la teoria.
Capitolo 3 dove si racconta l’eterna diatriba e la conclusione della storia
Dall’articolo pubblicato da Fisher partì un dibattito infinito. Alcuni pensarono che Mendel avesse effettivamente “aggiustato” i dati scartato quelli anomali. Altri difesero la sua buona fede, ipotizzando che un assistente avesse potuto inconsciamente favorire i risultati attesi (un classico caso di confirmation bias). Altri ancora difendono Mendel, suggerendo che la sua selezione delle piante o la scelta di tratti con bassa variabilità genetica abbia portato a risultati più netti.
Negli anni, la faccenda è stata rianalizzata molte volte, con calcoli sempre più raffinati, meta-analisi e persino simulazioni computerizzate. E ancora oggi viene citata nei corsi di statistica come esempio di come la perfezione nei dati possa destare sospetto.
Oggi -forse- siamo arrivati alla conclusione di questa lunga diatriba grazie alla genomica molecolare. Un gruppo di ricercatori cinesi ha pubblicato su Nature la mappa genetica completa dei sette tratti studiati da Mendel: forma e colore di semi, baccelli, fiori e steli. Identificando così le mutazioni e i geni coinvolti.
Risultato? Tutto torna: le scelte sperimentali di Mendel erano corrette, i tratti effettivamente seguono quelle regolarità e non c’è alcuna evidenza di manipolazione. La storia e la genomica molecolare sembrerebbero dunque aver dato ragione al buon abate agostino Gregor Mendel con buona pace di Ronald A. Fisher.

Ronald A. Fisher, un gigante della statistica sì, ma che nel corso della sua vita si è lasciato ingannare due volte. La prima l’abbiamo appena raccontata. La seconda, quando -accecato dalle sue stesse convinzioni- negò il legame tra sigarette e cancro ai polmoni. Ma di quest’ultimo abbaglio ne parleremo approfonditamente in un futuro articolo.