USA e la violenza

Dopo l’attentato a Donald Trump, in conferenza stampa Joe Biden ha usato queste parole per condannare l’atto: non c’è posto in America per questo tipo di violenza.

Le parole esatte sono state “there is no place in America for this kind of violence or any violence for that matter. An assassination attempt is contrary to everything we stand for as a nation. everything. It’s not who we are as a nation, it’s not America and we cannot allow this to happen.”

Non c’è posto in America per questo tipo di violenza o per qualsiasi altra violenza, un attentato è contrario a tutto ciò che rappresentiamo come nazione, non è ciò che siamo come nazione, non è l’America e non possiamo permettere che questo accada.

Bene (anzi male), forse Biden dimentica che l’America è quel paese che ha visto ben 4 dei suoi 46 presidenti assassinati. Abramo Lincoln (1865), James Garfield (1881), William McKinley (1901), John Kennedy (1963).

Forse Biden dimentica che in America ci sono più armi che persone. Nel 2021, un sondaggio ha rilevato che circa il 42% delle famiglie statunitensi ha dichiarato di possedere una o più armi da fuoco. I risultati sono ben rappresentati in questo grafico di Statista .

Una Paese che ha connaturato in sé il concetto di violenza. Un Paese il cui secondo emendamento legge “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero, una ben organizzata Milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare Armi, non potrà essere violato” e suona come un inno all’autogiustizia.

E visto che ci siamo, vediamo anche cosa dice l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) in tema di sicurezza. Negli Stati Uniti il tasso di omicidi (numero di omicidi ogni 100 000 abitanti) è pari a 5,6, un tasso superiore rispetto alla media OCSE, pari a 2,6. Per la cronaca in Italia il tasso è pari a 0,5.

Biden e anche Trump si dimenticano una campagna elettorale tutta incentrata sulla violenza verbale, su slogan privi contenuti, su l’avversario politico che diventa un nemico!

Bambine più intelligenti dei maschietti?

Sempre alle prese con il rapporto del MIUR “Esiti dell’esame di Stato e degli scrutini nella scuola secondaria di I grado” (scarica pdf) mi sono imbattuto in una cosa interessante e una cosa buffa.

La cosa interessante è un grafico, la cosa buffa è una nomenclatura che viene utilizzata nel rapporto. Ma andiamo con ordine. Il grafico che mi ha dato da pensare e che ha dato il titolo al post è il seguente:

Graf. 7 - Voto medio riportato nelle singole prove d'esame per genere - A.S.2013/2014

il quale mostra in maniera lampante lo schiacciante predominio femminile quando si parla di risultati scolastici (in particolare l’esame di terza media… eh volevo dire scuola secondaria di secondo grado!).

La prima considerazione è che la scala dell’asse verticale va probabilmente dal sei all’otto e dunque la differenza risulta ancora più marcata e impietosa. Proviamo dunque ad utilizzare una scala dall’1 al 10 per vedere come cambierebbe visivamente. Nel rifare il grafico, pur con una certa ritrosia, ho utilizzato gli stessi colori del MIUR (fucsia compreso). Ecco il risultato:

Graf. 7 - Voto medio riportato nelle singole prove d'esame per genere - A.S.2013/2014

La sostanza non cambia ma il paragone è meno impietoso. Quello di cambiare la scala in grafici simili è una delle tecniche base di chi voglia mentire con le statistiche (particolarmente famoso a questo proposito il libro “How to lie with statistics” di Darrell Huff del 1954). In ogni caso, come dicevo, la sostanza non cambia: si evince facilmente che le bambine… sono più intelligenti dei maschietti? Certo che no! Un ricercatore serio non cadrebbe mai in questo errore. Il grafico ci dice esclusivamente che in termini di risultati all’esame di terza media le bambine “performano” meglio dei bambini. Non ci dice nulla riguardo ai MOTIVI di tali differenze. Purtroppo molto spesso mi capita di leggere articoli di giornalisti  che commettono questo tipo di errori (buona o cattiva fede che sia). Più raro ma decisamente più inquietante quando a sbagliare non sono gli articolisti ma i ricercatori stessi. Quello che mi preme è che il lettore abbia gli strumenti giusti per smascherare queste corbellerie.

Ma allora come si spiegano queste differenze? Sono dovute al caso? Io direi che sono dovute piuttosto a motivi di carattere sociale. Un recente studio dell’OCSE spiega che la la differenza tra maschi e femmine in termini di performance scolastica non ha alcun motivo di ordine genetico. Semplicemente i ragazzi dedicano in media un’ora in meno a settimana agli studi rispetto alle loro coetanee.

Questo chiude il discorso attorno alla cosa interessante e veniamo alla cosa buffa del rapporto: l’uso del termine “licenziati“. In tutto il rapporto si parla di “licenziati” per definire i ragazzi che hanno superato l’esame con successo ed hanno conseguito felicemente la Licenza Media… ops scuola secondaria di secondo grado! Ho appena finito la scuola e sono già licenziato.