La settimana scorsa ha fatto polemica la questione relativa al tutorial per casalinghe andato in onda all’interno del programma Detto fatto su Rai2.
Sempre la settimana scorsa su facebook mi sono imbattuto in un post di un insegnante che accusava alcuni personaggi televisivi “di essere tra i principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese, del suo imbarbarimento sociale, della sua corruzione e corrosione morale, della destabilizzazione mentale delle nuove generazioni, dell’impoverimento etico dei nostri giovani, della distorsione educativa dei nostri ragazzi.“. La lettera continua con riferimenti al “Decadentismo del terzo millennio” e al fatto che i modelli presentati in TV hanno una forte presa sui giovani. Per chi volesse leggere il post nella sua interezza potete trovarlo qui.
Ora la questione è piuttosto ampia e difficilmente semplificabile. Personalmente sono convinto dell’impoverimento della televisione, che da tanto tempo ha abbandonato qualsiasi velleità di “fare cultura”. Allo stesso tempo sono convinto che un uguale se non peggiore impoverimento investe la politica e in generale la società. A fronte di queste mie convinzioni mi sono sempre domandato quali siano i nessi causali tra questi tre fattori/attori.

Sono i politici che con i loro toni hanno abbassato il livello culturale degli italiani? Oppure la politica riflette semplicemente l’imbarbarimento della società? Oppure valgono entrambe queste visioni ? È nato prima l’uovo o la gallina? Sono domande a cui risulta difficile dare una risposta. Immagino che una risposta univoca nemmeno esista. Nonostante tutto, ritengo fondamentale continuare a porsi certe domande. Io personalmente ritengo che le frecce siano da annerire tutte, seppur con tratti di diversa intensità.
Ma torniamo alla questione relativa alla televisione. È vero che il palinsesto televisivo è disegnato sulle aspettative dei telespettatori? Oppure i telespettatori subiscono passivamente quello che gli viene proposto? Il successo (in termini di share) di trasmissioni “intelligenti” come quelle degli Angela (padre e figlio) mi inducono a sospettare che nell’aria c’è voglia di una televisione diversa, una televisione migliore.
Un primo distinguo -però- va fatto tra televisione pubblica e privata. Concentriamoci qui sulla Rai che è concessionaria in esclusiva del servizio pubblico. Esiste un contratto stipulato tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la Rai -Radiotelevisione Italiana SpA che descrive gli obblighi della Rai in relazione al servizio pubblico in questione. L’attuale contratto copre il periodo 2018-2022 (chi volesse leggerlo per intero lo può trovare a questo link).
Per contratto (articolo 3 e 25) la Rai è tenuta a riservare non meno del 70% della programmazione annuale delle reti generaliste (80 per cento di quella della terza rete) nella fascia oraria tra le ore 6 e le ore 24 ai seguenti generi:
- Informazione generale e approfondimenti. Essenzialmente notiziari nazionali e regionali, rubriche tematiche, dibattiti politici.
- Programmi di servizio. “Trasmissioni prevalentemente incentrate sulle esigenze e sullo sviluppo della collettività e dell’individuo” Qualsiasi cosa esso voglia significare!
- Programmi culturali e di intrattenimento. “Trasmissioni a carattere culturale, anche realizzate seguendo i canoni dell’intrattenimento“. Che formidabile formulazione!
- Informazione e programmi sportivi.
- Programmi per Minori.
- Opere italiane ed europee. Essenzialmente opere cinematografiche, fiction, serie televisive.
Ora veniamo ai numeri. In un questo documento disponibile online sul sito della Rai è possibile visionare la composizione dell’offerta Rai relativamente al primo semestre 2020. Ecco qui di seguito i numeri:

La tabella mostra il tempo dedicato ai differenti generi del contratto di servizio elencati in precedenza. Da questa tabella si evince ad esempio che nella fascia diurna, Rai 1 destina due terzi (66%) della propria programmazione a tali generi. Più in particolare un quarto del tempo (24.98%) ai programmi di servizio. Per la cronaca l’Oroscopo ricade nella categoria “programmi di servizio”! Aldilà di questi numeri c’è dunque da farsi qualche domanda sulla bontà della classificazione della programmazione Rai che è stata adottata.
Differenze tra i canali generalisti (Rai 1, Rai2 e Rai3) e i canali specializzati (Rai4 , Rai Gulp, Rai Scuola,…) possono essere apprezzate guardando la tabella sottostante. Va comunque considerato che la prima fa riferimento alla fascia oraria diurna mentre la seconda a quella notturna.

Colpisce quel 26.40% destinato ai ‘programmi culturali e di intrattenimento‘ nella fascia notturna dei canali specializzati se confrontati al misero 12.90% nella fascia diurna dei canali generalisti. Che dire…
Io personalmente credo che i palinsesti della Rai vadano almeno in parte rivisti. Auspico una televisione più attenta alle esigenze del Paese, una televisione che sia in grado di affrontare i nuovi problemi della società contemporanea (ad esempio l’analfabetismo digitale) allo stesso modo in cui aiutò in passato ad affrontare e in parte risolvere i problemi di allora (analfabetismo e basta). Alla luce di tutto questo, invece di un tutorial su come fare la spesa in maniera provocante non sarebbe decisamente più utile insegnare alla casalinga come fare la spesa online?
Sogno ancora una Rai diversa, più attenta ai desideri e alle aspettative di molti italiani. Sogno di una rubrica sullo stampo di #infigures nel palinsesto diurno dei canali rai generalisti. E se lo posso sognare magari lo posso anche fare.
