I numeri dell’obiezione

Oggi in Italia la donna può richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione. La Legge 194 del 1978 disciplina da allora questa materia e ne limita il ricorso per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Nonostante la legge di straordinaria portata per i suoi tempi, lo Stato ha in parte disincentivato nel corso del tempo il ricorso all’aborto. Per questo motivo nel 1981 venne proposto dai radicali un referendum per superare alcuni limiti della legge 194. Il referendum venne perso con un risicato 11.58%.

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Le previsioni del PIL italiano 2020

Il 2020 è a pieno titolo l’anno del coronavirus. Al tempo del primo lockdown il mantra che ci siamo ripetuti in continuazione mentre intonavamo l’inno di Mameli al balcone era andrà tutto bene. Ma intanto intorno a noi tutto crollava, a cominciare dal prodotto interno lordo. E allora vediamole un poco le stime di vari attori nazionali e internazionali per questo ‘benedetto’ 2020 [mai aggettivo meno adatto].

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Famiglia e Lavoro

Sulla scia del precedente articolo gender equality si segnala una indagine IPSOS per Laboratorio Futuro. Riportiamo una sola infografica che nella sua semplicità fa davvero molto riflettere.

Siamo nel 2020 e nonostante tutto in Italia le donne sono ancora costrette a dover scegliere tra Famiglia e Lavoro. Cambiamenti in questo ambito richiedono tempi lunghi ma in Italia sembra mancare anche la sola e semplice discussione di questi temi. Mala tempora.

Fonte: articolo del Corriere della sera

Gender equality

La questione di genere è una questione piuttosto complessa e articolata. Nonostante tanti successi delle femministe, ad oggi le disparità tra i sessi rimangono ancora tante. Oggi vediamo qualche numero con riferimento agli uffici giudiziari in Europa. I dati sono della CEPEJ la Commissione per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa.

I dati sono disponibili per gli anni dal 2010 al 2016. Per avere i dati al 2018 occorrerà aspettare ottobre 2020. Questi i risultati suddivisi per grado di giudizio: primo grado (i nostri tribunali), secondo grado (corti d’appello) e Corte suprema (che da noi è la Corte Suprema di Cassazione). Le percentuali fanno riferimento all media dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa.

Come si può vedere chiaramente, il numero di giudici donne è superiore a quello degli uomini in primo grado, si assottiglia in secondo grado, mentre la professione di giudice presso l’organo di ultima istanza rimane ancora appannaggio degli uomini. La situazione sembra in lieve miglioramento.

I numeri lo confermano: c’è discriminazione.

Per chi fosse interessato a conoscere i dettagli per ciascun singolo paese, questo è il link al dashboard preparato dalla CEPEJ.

Attraverso questo dashboard è possibile vedere anche il “gender balance” per i presidenti di ufficio giudiziario (qui la disuguaglianza è disarmante), pubblici ministeri e personale amministrativo.

Previsioni

In questi giorni statistici ed epidemiologi sono impegnati con i loro calcoli per riuscire a prevedere in maniera quanto più accurata e verosimile possibile l’evoluzione di questo contagio da coronavirus. Tutti a fare predizioni in allegria: politici, giornalisti, statistici, maghi e chiromanti. A chi affidarsi allora? In generale -da buon statistico- vi dico di diffidare di chi fornisce numeri assoluti. Provo a spiegarvi meglio.

Ad oggi, una ventina di giorni dall’inizio di questa brutta storia, QUALSIASI scenario è ancora assolutamente possibile. I numeri finora raccolti non bastano per predire con esattezza come evolverà il fenomeno. Prendendo in riferimento il grafico qui sotto, i valori reali (in nero) sono coerenti con tutti e 4 gli scenari ipotizzati: dal verde al rosso.

Diffidate dunque sia da coloro che dicono che il tutto si risolverà in due settimane sia da coloro che prospettano una apocalisse. Al momento, i numeri sono NECESSARIAMENTE DESTINATI a salire nonostante le misure restrittive imposte dal governo. Ciò non vuol minimamente stare a significare che le misure adottate dal governo non stiano funzionando. Queste misure (anche se drastiche) erano e sono tuttora assolutamente necessarie per cercare di cavalcare la linea verde. E scongiurare scenari più terribili.

I numeri nei prossimi giorni saliranno. Il punto veramente importante è capire “di quanto” e “in che misura” saliranno. Dobbiamo pertanto considerare non tanto i numeri assoluti quanto piuttosto il tasso di crescita. È proprio questo tasso che gli analisti stanno tenendo sott’occhio. Questo rapporto è facilmente calcolabile dividendo il numero totale di casi di un determinato giorno con il numero totale di casi del giorno precedente.

DataGiornoNumero totale di casiRapporto di crescita
24/02/20201229
25/02/202023221,41
26/02/202034001,24
27/02/202046501,63
28/02/202058881,37
29/02/202061.1281,27
01/03/202071.6941,50
02/03/202082.0361,20
03/03/202092.5021,23
04/03/2020103.0891,23
05/03/2020113.8581,25
06/03/2020124.6361,20
07/03/2020135.8831,27
08/03/2020147.3751,25
09/03/2020159.1721,24
10/03/20201610.1491,11
11/03/20201712.4621,23
12/03/20201815.1131,21

La pandemia avrà fine quando questo rapporto sarà pari ad 1. Da un punto di vista grafico vorrà dire che abbiamo raggiunto il punto di stabilità (in blu nel grafico sottostante). Purtroppo per poter predire con una certa esattezza il punto di stabilità dobbiamo ancora pazientare un poco. Indicazioni più precise sulla “fine” saranno disponibili quando raggiungeremo il punto di flesso (in arancione), ovvero il punto in cui la curva cambierà da concava a convessa. Fino ad allora, tutto (o quasi) è ancora possibile.

Detto tutto questo possiamo ora rivolgere le nostre preghiere al dio della matematica perché il punto di flesso arrivi quanto prima possibile.

Per chi volesse approfondire, consiglio la visione di questo video. Un po’ tecnico ma spiegato molto bene. In inglese.

O in alternativa una buona lettura (anche questa in inglese). Il libro in questione si intitola Superforecasting – The Art and Science of Prediction di Philip Tetlock e Dan Gardner . Perché quella del forecasting non è soltanto una scienza ma anche un’arte.

Cosa sappiamo. Parola ai numeri.

La situazione è difficile e non si può negarlo. Ciononostante la situazione va affrontata con raziocinio e senza allarmismi. I numeri aiutano ad affrontare i problemi analiticamente senza cedere al panico.

In molti dicono che non si sa abbastanza su questo virus e che navighiamo al buio. Non è vero. In verità qualcosa la sappiamo. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), insieme alla Cina, ha creato una commissione internazionale per indagare sulla situazione. Qui potete scaricare il PDF del rapporto:

In alternativa, una buona sintesi (in italiano) delle conclusioni della commissione la potete trovare a questa pagina:

https://www.ebookecm.it/news/131/covid-19-l-oms-ha-inviato-25-esperti-internazionali-in-cina-ed-ecco-i-loro-principali-risultati-di-ricerca-dopo-9-giorni.html

Qui troverete molte conclusioni cui è giunta la commissione. Informazioni riguardo la trasmissione del virus, gli effetti, i sintomi, i tassi di mortalità, le cure necessarie, nonché la probabilità di ammalarsi al variare dell’età, che qui riporto.

La seconda colonna (% of population) rappresenta semplicemente la distribuzione della popolazione cinese nel suo complesso e da sola non ci da alcuna informazione. La terza colonna (% of infected) rappresenta la percentuale di persone infette di quella determinata età. Ovvero risponde alla domanda: fatto 100 il numero di persone contagiate qual è la loro età? Dal confronto di queste due colonne si vede come il virus abbia meno presa sugli individui giovani.

Infine l’ultima colonna (Fatality rate) è il tasso di mortalità. Dalla tabella si evince che il tasso di mortalità è in generale basso e cresce all’aumentare dell’età.

Teniamo duro.

#restiamoacasa

La parola degli esperti