Ve lo ricordate quanto eravamo belli nel 2020? A sbloccarci qualche ricordo, oggi ci aiuta google trends il servizio che mette a disposizione tutti i dati relative alle ricerche sul motore di ricerca per eccellenza. Ecco cosa abbiamo cercato nel 2020 a partire da “Come fare…”
Eravamo bellissimi. Tutti lì così occupati a sopravvivere. Cercavamo su google il modo di fare il pane, la pasta, come fare le mascherine per non doverle comprare. Giocavamo come dei piccoli alchimisti cercando di produrre in casa il lievito madre. Il lievito di birra the new pietra filosofale.
“Papà, papà, ok il pane fatto in casa ma io ho anche sete…” “Ok google: come si fa il limoncello?”
Oddio ho bisogno del green pass ⇒ devo scaricare IO ⇒ mi serve lo spid! Oddio, mi sento strano, come si fa il tampone?
Che tempi quelli. E noi potremo dire ai nostri nipoti di esserci stati, di esserci battuti come leoni nelle lunghe ore di fila ai supermercati.
E oggi? Come siamo cambiati, come siamo invecchiati nel frattempo? Cosa andiamo a cercare per il web?
Siamo negli anni 20 del Terzo Millennio e c’è chi ancora non sa fare uno screenshot (#1 e #8). Partiamo male.
Smaniamo dalla voglia di sapere come si fanno i soldi (#2), e pure velocemente (#24)! Perseguitati dall’incubo dello SPID (#3, 5 e 12), cerchiamo un modo per fare il passaporto (#6 e 7), possibilmente online (#16 e 18). Verosimilmente per espatriare. Mi raccomando la destinazione il più remota possibile!
Qualcuno invece che con l’aereo cerca di allontanarsi in treno (#20 e 25). Probabilmente si tratta di qualcuno in ristrettezze economiche perché qualcun altro che doveva fargli il bonifico non ha trovato risposte esaurienti su google (#11). Insomma, tutto ruota intorno ai soldi, (isee #9) e allora proviamo a cambiare lavoro ma prima c’è da fare il curriculum vitae, oddio come si fa (#14)?
Ultima spiaggia il dropshipping (#21). Il dropshipping, ci rendiamo conto!? E allora siamo davvero alla frutta, ci meritiamo davvero l’estinzione. A rifletterci bene, dovremmo un po’ tutti andare a cagare! Ma qualcuno sembrerebbe non saper neanche più come si fa… #10
Il 2 dicembre scorso è stato presentato il 56° Rapporto Censis. Un rapporto che fotografa il nostro Paese prendendo in considerazione gli aspetti più significativi del nostro vivere quotidiano.
Anzitutto please stay calm! O per utilizzare il celeberrimo slogan britannico del ’39: keep calm and carry on. Mantenete la calma e andate avanti
Siamo nei giorni in cui il Coronavirus ha varcato la muraglia cinese e vengono segnalati i primi casi di contagio fuori dal continente asiatico. Sono anche i giorni in cui in rete viaggia parecchia disinformazione e allarmismo. Informazioni spesso inaccurate e a volte totalmente sbagliate. Alcuni esempi:
Il fatto che sia un virus creato in laboratorio
L’audio di un fantomatico italiano in Cina che ci segnala cose che altri non dicono
Militari intorno a Wuhan pronti a sparare
Numeri inverosimili sul contagio (es. 9000 morti)
Vaccino già disponibile
Bere candeggina come cura
L’invito a non frequentare negozi e ristoranti cinesi
Giorni in cui si susseguono episodi di discriminazione nei confronti non solo di turisti asiatici ma anche cinesi residenti in Italia. E in generale di tutti quelli con fattezze orientali visto che non sappiamo neanche distinguere un cinese da un giapponese o un coreano.
E proprio in questi giorni in risposta a questi casi di razzismo, su twitter spopola l’hashtag
#JeNeSuisPasUnVirus
Anzitutto un chiarimento doveroso sui numeri del contagio (Fonte: Epicentro il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica):
Facciamo ora un po’ di chiarezza sulla terminologia:
Sporadicità: si ha quando i casi di malattia si manifestano in modo isolato senza alcun rapporto con gli altri casi;
Endemia: quando la malattia è costantemente presente nella popolazione residente in una determinata area geografica, manifestandosi con un numero di casi più o meno elevato ma complessivamente abbastanza costante;
Epidemia: quando la malattia , in genere infettiva, colpisce in modo spesso rapidissimo una collettività di individui, con una ben delimitata diffusione nello spazio e nel tempo; inoltre va ricordato che il concetto di epidemia non fa riferimento ad un numero minimo di casi, ma semplicemente ad un eccesso rispetto ai casi “attesi”;
Pandemia: quando la diffusione epidemica va oltre i confini di un paese e dilaga attraverso i continenti in maniera incontrollata.
E poi viene l’“infodemia” che proprio la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come epidemia informativa! Bene questa del coronavirus ben lungi -al momento- dall’essere una pandemia è sicuramente una infodemia!
Oggi parliamo di epidemie ma da un punto di vista prettamente numerico. Prendiamo in esame l’epidemiologia: la disciplina che studia -attraverso la statistica- la distribuzione di una malattia e i fattori che ne influenzano la distribuzione. La matematica applicata ha fornito una grande contributo all’epidemiologia sviluppando modelli di diffusione virale per studiare e prevedere gli effetti di un possibile scoppio epidemico. Questi modelli vengono attualmente utilizzati dagli esperti nazionali (sì, ce ne sono!) e internazionali per arginare la diffusione del virus. L’idea alla base di questi modelli è quella di suddividere la popolazione in diverse classi: coloro che sono sensibili alla malattia (S), coloro che sono infetti (I) e coloro che hanno recuperato e sono immuni (R). Esistono vari modelli che differiscono tra loro a seconda delle classi prese in considerazione:
SIR (il modello base): Suscettibili, infetti, resistenti
Come si vede nell’immagine oltre alle classi di appartenenza (riquadri colorati) il modello descrive anche i tassi con cui gli individui passano da una classe all’altra nell’unità temporale presa in considerazione. In altre parole le probabilità di cambio di classe. Tutti questi tassi (essendo probabilità) sono numeri compresi tra 0 e 1; dove 0 indica l’impossibilità di passaggio mentre 1 indica la certezza del passaggio. Numeri intermedi indicano probabilità che variano tra lo zero e il 100%.
In particolare il modello SEIR qui descritto modella i flussi in 4 gruppi distinti: suscettibili (S),esposti (E), infetti (I) e resistenti (R). Ciascuna di queste variabili rappresenta il numero di individui presenti in questi gruppi. I parametri controllano i flussi da un gruppo all’altro:
BETA (β): tasso di passaggio da Suscettibili a Esposti
SIGMA (σ): tasso di passaggio da Esposti a Infetti
GAMMA (γ): tasso di passaggio da Infetti a Resistenti
Questo modello ha due parametri aggiuntivi: uno è la mortalità di base (MU μ) che non è influenzata dallo stato della malattia, mentre l’altro è la vaccinazione (NU ν). La vaccinazione muove gli individui direttamente dallo stato suscettibile a quello di resistente, senza passare per gli stati esposti o infetti [checché gli antivaccinisti ne dicano]. Inoltre il modello SEIR differisce dal modello base SIR per l’aggiunta di un periodo di latenza. Ovvero la presenza individui esposti (E) che hanno avuto un contatto con una persona infetta ma che non non sono loro stessi infetti.
Con questo strumento è possibile fare delle simulazioni per studiare il diffondersi dell’infezione nel corso del tempo. Chiaramente il corretto settaggio dei parametri viene effettuato dagli esperti sulla base della conoscenza dell’agente patogeno e delle statistiche raccolte a livello mondiale. Lo scopo di aver condiviso questo strumento è quello di prendere familiarità con il concetto di modello matematico: ovvero un sistema di equazioni che permette di descrivere il mondo (in questo caso un’infezione) attraverso i numeri. In cifre. In figures per l’appunto!