Il 2 dicembre scorso è stato presentato il 56° Rapporto Censis. Un rapporto che fotografa il nostro Paese prendendo in considerazione gli aspetti più significativi del nostro vivere quotidiano.
Siamo reduci da un triennio in cui abbiamo visto di tutto. Reduci da una emergenza sanitaria mondiale, abbiamo visto scoppiare una guerra in Europa, abbiamo assistito alla crisi dei prezzi delle materie prime, siamo ora alle prese con inflazione e caro-bollette. Siamo di fatto entrati in una nuova epoca. E ci siamo entrati con un cuore cambiato, non siamo più gli stessi di prima.
Di fatto, potrebbe essere il momento buono per rivedere il nostro posto su questo pianeta. Il momento giusto per un cambio di direzione, un’occasione da cogliere, una opportunità! #andràtuttobene dicevamo. Ahinoi, i segnali che arrivano hanno più il sapore di un’occasione perduta.
Ci siamo convinti che il problema sia tutto nella globalizzazione con un conseguente ritorno al nazionalismo. Stiamo portando avanti l’idea di de-globalizzazione. Il segretario al tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen ha parlato di friend-shoring: “d’ora in avanti dovremo limitare gli scambi internazionali dentro un perimetro definito unicamente da quei Paesi che condividono i nostri stessi valori di democrazia e libertà“. Tradotto, è un modo edulcorato per dire “seconda guerra fredda”.
In generale, il rapporto si interroga su come siamo cambiati sia individualmente che come società: quali siano le domande che ci tormentano e quali siano le risposte che ci siamo dati. Il quadro generale non è affatto positivo. Il popolo italiano ha sempre mostrato una grande capacità di adattarsi ai cambiamenti, oggi la chiamiamo resilienza. Ma questa nostra capacità/abilità ora ha smesso di funzionare. Non basta più. Qualcosa si è spezzato. Abbiamo perso la fiducia nel prossimo e nelle istituzioni. Siamo diventati più smaliziati. Troppo. Non esprimiamo rabbia sociale. Non andiamo a votare.

Abbiamo perso la speranza. Non ci sentiamo più coinvolti. Non siamo più disposti a fare sacrifici.

Abbiamo perso le speranze. Ci sentiamo insicuri rispetto a un mondo che pensavamo di conoscere e che credevamo non potesse cambiasse così all’improvviso.


Ci siamo rinchiusi in noi stessi. Viviamo in un tempo di latenza. E se questa situazione perdura per un tempo eccessivo, le cose non possono che peggiorare. Non stiamo maturando, non stiamo crescendo e siamo condannati a quello che nel rapporto CENSIS viene definito come la nuova malinconia sociale.

Mio caro amico lettore, se sei arrivato a leggere fino qui è arrivato il momento di scusarmi per il pessimismo con cui ho scritto questo post. Un abbraccio!
