AI e sostenibilità

Le Intelligenze artificiali stanno diventando sempre più protagoniste della nostra vita di tutti i giorni. Mi riferisco in particolare ai modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) che rappresentano una delle innovazioni tecnologiche più controverse degli ultimi anni, dividendo l’opinione pubblica in due: gli entusiasti e gli scettici.

Come mi è già capitato di dire in precedenza io mi sento più in linea con coloro che vedono positivamente l’introduzione di questi nuove tecnologie ma allo stesso tempo sono consapevole di tutte le problematiche connesse ad un uso improprio e generalizzato.

Oggi parliamo di un aspetto particolarmente rilevante e spesso sottovalutato: l’impatto ambientale e la sostenibilità dei sistemi di IA. Mi riferisco in particolare al consumo energetico e idrico.

L’impatto energetico e idrico dell’IA

I modelli LLM richiedono molta più potenza di calcolo rispetto ad altri servizi tradizionali disponibili su internet, consumando da 100 a 1000 volte più risorse computazionali. E tutto questo ha un impatto notevole in termini di domanda energetica. Con ripercussioni enormi (alcuni direbbero fuori controllo) in termini di emissioni ci CO2 e di consumo idrico. Sì, perché l’acqua viene utilizzata per il raffreddamento dai grandi centri di elaborazione dati in tutto il pianeta. Giusto per mettere le cose in prospettiva:

  • si stima che l’addestramento di GPT-3 abbia consumato tanta acqua quanto la produzione di 370 auto BMW o 320 Tesla;
  • ChatGPT “beve” l’equivalente di una bottiglia d’acqua da 500 ml per una conversazione di 20-50 domande e risposte.

L’impatto ambientale è devastante in termini di water footprint L’impronta idrica (water footprint) è un indicatore che misura il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi. e le Big Tech si dicono preoccupate riguardo la sostenibilità di questi modelli e stanno attualmente cercando soluzioni per affrontare il problema. Si va dall’uso di di energie rinnovabili allo sviluppo di hardware più efficiente. In alcuni casi ci si avvale di acqua non potabile e addirittura si riutilizza l’acqua calda per riscaldare edifici vicini.

Nonostante questi nobili tentativi, il problema rimane e con esso la preoccupazione. Il punto è che ormai fin troppi servizi si avvalgono di queste nuove tecnologie ed evitare di contribuire a questo consumo rappresenta al momento una chimera. Inoltre, nell’era dell’ipocrisia globale, le grandi aziende tecnologiche (seppur dicendosi seriamente preoccupate) continuano a promuovere l’IA come strumento cruciale per l’innovazione. E allora da un giorno all’altro mi aspetto che sbuchi l’avvertenza:

Si invita la clientela a un uso consapevole delle AI

Climate change

Oggi voglio presentarvi una bellissima animazione che illustra il surriscaldamento globale dal 1880 ad oggi.

In particolare questa animazione prodotta dalla NASA mostra le anomalie (variazioni rispetto alla media) mensili della temperatura globale tra il 1880 e il 2022 in gradi Celsius. In bianco e blu vengono indicate le temperature più basse, mentre in arancione e rosso le temperature più calde. I dati sono quelli Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA.

Questo tipo di visualizzazione prende il nome di “spirale climatica” ed è una soluzione grafica ideata dal climatologo Edward Hawkins del National Centre for Atmospheric Science dell’Università di Reading.

Comunicare efficacemente i dati è sempre un sfida. Spesso ci si imbatte in visualizzazioni molto belle dal punto di vista estetico ma che sono difficili da leggere e/o interpretare. In questo caso invece, l’ideatore Edward Hawkins ha saputo trovare la soluzione grafica perfetta. Altro che grafici a torte 3D!

Per approfondire: