Contare sulle dita di una mano è un’attività semplicissima che i bambini apprendono fin dai primi anni di età. Solitamente però ci limitiamo a contare fino a 5 quando invece possiamo fare molto di più. Esiste infatti un modo più efficace che permette di arrivare a contare fino a 10 con una sola mano e fino a 100 con due mani (una mano per le unità e una per le decine). Il metodo è descritto nell’immagine qui sotto.
In questo metodo il pollice vale un +5 rispetto alle dita che sono alzate. Per esempio avere alzati indice, medio e pollice, non sta a indicare 3 (3 dita) ma piuttosto 7 (2+5). Immaginate quanto molto più interessanti sarebbero le partite di “morra” con questo sistema.
Questo metodo è alla base del funzionamento dell’abaco cinese (suanpan) e l’abaco giapponese (soroban).
Uno strumento potentissimo per calcolare addizioni e sottrazioni e i più esperti anche moltiplicazioni e divisioni. Se non avete mai visto all’opera ecco un esempio:
E con un po’ di esercizio è possibile simulare queste operazioni a mente:
Il funzionamento dell’abaco cinese/giapponese si basa sul sistema numerico a base 5 (ovvero il sistema numerico che prevede come cifre possibili solo 0, 1, 2, 3 e 4). Tornando ai nostri conti con le dita della mano, in verità potremmo riuscire a contare fino a 32 utilizzando un sistema numerico binario (quello utilizzato dal PC dove le uniche cifre disponibili sono 0 e 1).
In questo caso, a ogni dito viene associato un numero (una potenza del 2) e il numero risultante è la somma delle dita alzate. A differenza del primo metodo proposto questo è sicuramente meno pratico.
Le parole -si sa- sono importanti. La buona notizia è che la pubblica amministrazione se ne sta accorgendo. Una pubblica amministrazione che per molto tempo è stata carente da un punto di vista di comunicazione, quasi a volersi trincerare volutamente dietro un forte accento “burocratese“, oggi prova ad affrontare queste sue carenze. Negli ultimi mesi alcuni esperti di comunicazione hanno lavorato a un documento dal titolo guida al linguaggio della pubblica amministrazione. Da oggi 17 febbraio 2020 questo documento è disponibile su Docs Italia il portale dei documenti pubblici digitali, in formato PDF, HTML, e EPUB.
La guida affronta la questione del gergo burocratese tipico della pubblica amministrazione, suggerendo parole e costrutti più semplici ed efficaci. Non manca inoltre di fare un poco di chiarezza su alcuni dubbi ortografici. Il testo (di 53 pagine) affronta temi molto diversi tra loro:
Uso della maiuscole (o meglio del loro abuso)
Acronimi
Linguaggio sui social
Simboli (ad esempio “&” e “%”)
Forme verbali
Numeri, date e percentuali
Titoli
Accessibilità e inclusione
Gergo / linguaggio tecnico
Parole straniere
Per quanto riguarda le parole straniere l’invito è quello di usare termini in italiano laddove possibile.
Inglese
Italiano
best practice
buona pratica
citizen satisfaction
soddisfazione dei cittadini
disclaimer
avvertenza / informazioni importanti
feedback
valutazione / commenti / riscontro
frequently asked questions (Faq)
domande frequenti
guidelines
linee guida
mission
valori / scopi / obiettivi
speaker
relatore / relatrice
tool
strumento
username
nome utente
touch screen
schermo tattile
Insomma tutto condivisibile tranne quell’improbabile “schermo tattile”!
C’è anche una sezione dedicata all’uso del femminile. L’invito in questo caso è quello di declinare i termini al femminile quando la persona che ricopre l’incarico è donna, ecco alcuni esempi:
La ministra
La sindaca
La architetta
La giudice
La ambasciatrice
La presidente
La dirigente
C’è poi una sezione sull’identità culturale. Il suggerimento è quello di evitare ogni forma di generalizzazione legata a origine, etnia, religione e cultura. Un appello ad usare i termini più appropriati per distinguere correttamente tra persone richiedenti asilo politico, rifugiati, migranti irregolari.
C’è poi una sezione relativa ai dati (tema molto caro a infigures). Per rendere comprensibili i dati da parte degli utenti, il suggerimento è quello di presentarli in forma visiva, sotto forma di grafici o mappe (data visualization). La guida inoltre elenca una serie di strumenti disponibili online per creare e pubblicare dashboard, grafici, mappe e “storie”.
La guida pertanto si sofferma non solo su questioni di forma ma anche di contenuto. Chissà se la pubblica amministrazione italiana saprà cogliere questa sfida e migliorare così la comunicazione verso il cittadino.
In occasione degli Stati Generali della Scuola Digitale che si sono tenuti il 29 novembre 2019 a Bergamo, Stefano Quintarelli (membro del gruppo di esperti per l’Intelligenza artificiale della Commissione UE) parla di intelligenza artificiale nel suo intervento dal titolo “i sottomarini non nuotano”.
Il motivo di questo enigmatico titolo scelto da Quittarelli deriva dal fatto che i sottomarini pur muovendosi nell’acqua non “nuotano” allo stesso modo in cui l’intelligenza artificiale pur risolvendo problemi a volte molto complessi è ben lontana dal l’intelligenza umana.
Fra i vari tabù della nostra società quello della morte è senz’altro quello più potente. Un argomento di conversazione da evitare ad ogni costo. Oggi proviamo a sfatare questo tabù e parliamo apertamente di morte. O meglio le cifre della morte.
Tutti in cuor nostro ci domandiamo con una certa regolarità quando arriverà il nostro momento. Quanto tempo ci rimane prima del fatidico incontro con la nera mietitrice. E quali i motivi della nostra dipartita: passeremo a miglior vita beatamente in sonno oppure ci attende un trapasso più traumatico?
Dopo aver dato uno sguardo alle ultime statistiche e alle tavole di mortalità prodotte dall’ISTAT, infigures vi propone questo report dinamico che tiene in considerazione tre variabili: sesso età e provincia.
Chiaramente i numeri riportati nel report non servono assolutamente a fare una previsione sul singolo, quanto piuttosto descrivono le statistiche dell’intera popolazione italiana.
E ora che abbiamo appurato che non morirete né di corona virus né di attacco terroristico né di incidente aereo, lasciamoci con un sorriso:
Nel lontano luglio 2013 mi capitò di scrivere un articoletto sul web come sfogo alla quasi totale incomprensibilità dei bugiardini (i foglietti illustrativi all’interno dei medicinali). L’articolo si intitolava “la grande ambiguità dei bugiardini” e riguardava in particolare il dosaggio dell’antibiotico per bambini Augmentin. Il foglietto illustrativo pur riportando le indicazioni riguardo alla posologia era di difficile comprensione e costringeva mamme e papà a fare astrusi calcoli per determinare il corretto dosaggio. La mia conclusione era che un bugiardino “più ragionato” avrebbe aiutato molte famiglie.
Ad anni di distanza, l’articolo riceve tuttora moltissime visualizzazioni (ad oggi oltre 125 mila) a indicare che da allora le cose non sono cambiate di molto. Continuo a ricevere feedback positivi di mamme in crisi con i calcoli . Fermo restando che il corretto dosaggio di un antibiotico da somministrare a un bambino dovrebbe essere e restare cura del pediatra, sono ancora in molti coloro che cercano sul web le risposte alle loro legittime domande. In molti -ahimè- mi hanno addirittura confessato che lo stesso pediatra non era stato in grado di risolvere la matematica del bugiardino (!). Alla luce di tutto questo, mi piacerebbe ripercorrere qui su infigures le considerazioni e le indicazioni di quell’articolo.
Augmentin bambini 400mg /57mg/5ml
I primi dubbi vengono già alla lettura del nome del prodotto: quanti milligrammi per 5ml di prodotto: 400 o 57? Il punto è che Augmentin contiene due componenti distinti: amoxicillina e acido clavulanico. In altre parole, 5ml di Augmentin contengono 400mg di amoxicillina e 57mg di acido clavulanico. Passiamo alla posologia, nel foglietto illustrativo vengono riportate le seguenti indicazioni:
“da 25 mg/3,6 mg/kg/die a 45 mg/6,4 mg/kg/die assunti in due dosi suddivise”
Oltre al problema del doppio principio attivo, il problema di fondo è che la posologia riporta i milligrammi (mg) per kg di peso del bambino piuttosto che il valore in millilitri (ml). Questo costringe i genitori a rifarsi a reminiscence scolastiche per risolvere l’opportuna proporzione. E non sempre si ha la calma per poterlo fare quando di notte si ha un bambino che sta male.
Un foglietto illustrativo degno di questo nome dovrebbe essere il più chiaro possibile e indicare il dosaggio in millilitri per ogni kg del bambino in questo modo:
Dosaggio minimo giornaliero (in ml): 0.3125 x peso del bambino (in Kg)
Dosaggio massimo giornaliero (in ml): 0.5625 x peso del bambino (in Kg)
Ad esempio un bambino che pesa 25kg può prendere tra gli 8ml (= 25 x 0.3125) e i 14ml (= 25 x 0.5625) al giorno a seconda delle indicazioni del medico.
In alternativa, se vogliamo sgravare i genitori anche dal calcolo della moltiplicazione con i decimali, si può ricorrere a una tabella di questo tipo:
Dosaggio giornaliero
Per singola dose
(2 al giorno)
Peso del bambino in kg
Minimo (ml)
Massimo (ml)
Minimo (ml)
Massimo (ml)
1
0.313
0.562
0.156
0.281
10
3
6
2
3
20
6
11
3
6
25
8
14
4
7
30
9
17
5
8
35
11
20
5
10
40
13
22
6
11
O un grafico:
Ricordandoci poi che che un cucchiaio da cucina contiene circa 15ml e un cucchiaino (da tè) circa 5ml.
In verità il processo di semplificazione può continuare. In alcuni paesi la confezione di antibiotico contiene addirittura una siringa che riporta la scala in kg (peso del bambino) piuttosto che in millilitri (ml). Semplice, no?
Inoltre è veramente fastidioso trovare diciture del tipo “al dì” o addirittura in latino “die” per esprimere il semplice concetto di “dose giornaliera”. Considerato che in Italia vivono milioni di stranieri che non necessariamente hanno confidenza con il latinese.
Bene, se tutto questo ti è tornato utile magari potresti considerare l’idea di comprarmi un caffè, che dici?
Restando in tema Coronavirus, i ricercatori della “Johns Hopkins Medicine” di Baltimora hanno progettato un cruscotto (dashboard) per monitorare la diffusione del virus che è davvero ben fatto!
Anzitutto please stay calm! O per utilizzare il celeberrimo slogan britannico del ’39: keep calm and carry on. Mantenete la calma e andate avanti
Siamo nei giorni in cui il Coronavirus ha varcato la muraglia cinese e vengono segnalati i primi casi di contagio fuori dal continente asiatico. Sono anche i giorni in cui in rete viaggia parecchia disinformazione e allarmismo. Informazioni spesso inaccurate e a volte totalmente sbagliate. Alcuni esempi:
Il fatto che sia un virus creato in laboratorio
L’audio di un fantomatico italiano in Cina che ci segnala cose che altri non dicono
Militari intorno a Wuhan pronti a sparare
Numeri inverosimili sul contagio (es. 9000 morti)
Vaccino già disponibile
Bere candeggina come cura
L’invito a non frequentare negozi e ristoranti cinesi
Giorni in cui si susseguono episodi di discriminazione nei confronti non solo di turisti asiatici ma anche cinesi residenti in Italia. E in generale di tutti quelli con fattezze orientali visto che non sappiamo neanche distinguere un cinese da un giapponese o un coreano.
E proprio in questi giorni in risposta a questi casi di razzismo, su twitter spopola l’hashtag
#JeNeSuisPasUnVirus
Anzitutto un chiarimento doveroso sui numeri del contagio (Fonte: Epicentro il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica):
Facciamo ora un po’ di chiarezza sulla terminologia:
Sporadicità: si ha quando i casi di malattia si manifestano in modo isolato senza alcun rapporto con gli altri casi;
Endemia: quando la malattia è costantemente presente nella popolazione residente in una determinata area geografica, manifestandosi con un numero di casi più o meno elevato ma complessivamente abbastanza costante;
Epidemia: quando la malattia , in genere infettiva, colpisce in modo spesso rapidissimo una collettività di individui, con una ben delimitata diffusione nello spazio e nel tempo; inoltre va ricordato che il concetto di epidemia non fa riferimento ad un numero minimo di casi, ma semplicemente ad un eccesso rispetto ai casi “attesi”;
Pandemia: quando la diffusione epidemica va oltre i confini di un paese e dilaga attraverso i continenti in maniera incontrollata.
E poi viene l’“infodemia” che proprio la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come epidemia informativa! Bene questa del coronavirus ben lungi -al momento- dall’essere una pandemia è sicuramente una infodemia!
Oggi parliamo di epidemie ma da un punto di vista prettamente numerico. Prendiamo in esame l’epidemiologia: la disciplina che studia -attraverso la statistica- la distribuzione di una malattia e i fattori che ne influenzano la distribuzione. La matematica applicata ha fornito una grande contributo all’epidemiologia sviluppando modelli di diffusione virale per studiare e prevedere gli effetti di un possibile scoppio epidemico. Questi modelli vengono attualmente utilizzati dagli esperti nazionali (sì, ce ne sono!) e internazionali per arginare la diffusione del virus. L’idea alla base di questi modelli è quella di suddividere la popolazione in diverse classi: coloro che sono sensibili alla malattia (S), coloro che sono infetti (I) e coloro che hanno recuperato e sono immuni (R). Esistono vari modelli che differiscono tra loro a seconda delle classi prese in considerazione:
SIR (il modello base): Suscettibili, infetti, resistenti
Come si vede nell’immagine oltre alle classi di appartenenza (riquadri colorati) il modello descrive anche i tassi con cui gli individui passano da una classe all’altra nell’unità temporale presa in considerazione. In altre parole le probabilità di cambio di classe. Tutti questi tassi (essendo probabilità) sono numeri compresi tra 0 e 1; dove 0 indica l’impossibilità di passaggio mentre 1 indica la certezza del passaggio. Numeri intermedi indicano probabilità che variano tra lo zero e il 100%.
In particolare il modello SEIR qui descritto modella i flussi in 4 gruppi distinti: suscettibili (S),esposti (E), infetti (I) e resistenti (R). Ciascuna di queste variabili rappresenta il numero di individui presenti in questi gruppi. I parametri controllano i flussi da un gruppo all’altro:
BETA (β): tasso di passaggio da Suscettibili a Esposti
SIGMA (σ): tasso di passaggio da Esposti a Infetti
GAMMA (γ): tasso di passaggio da Infetti a Resistenti
Questo modello ha due parametri aggiuntivi: uno è la mortalità di base (MU μ) che non è influenzata dallo stato della malattia, mentre l’altro è la vaccinazione (NU ν). La vaccinazione muove gli individui direttamente dallo stato suscettibile a quello di resistente, senza passare per gli stati esposti o infetti [checché gli antivaccinisti ne dicano]. Inoltre il modello SEIR differisce dal modello base SIR per l’aggiunta di un periodo di latenza. Ovvero la presenza individui esposti (E) che hanno avuto un contatto con una persona infetta ma che non non sono loro stessi infetti.
Con questo strumento è possibile fare delle simulazioni per studiare il diffondersi dell’infezione nel corso del tempo. Chiaramente il corretto settaggio dei parametri viene effettuato dagli esperti sulla base della conoscenza dell’agente patogeno e delle statistiche raccolte a livello mondiale. Lo scopo di aver condiviso questo strumento è quello di prendere familiarità con il concetto di modello matematico: ovvero un sistema di equazioni che permette di descrivere il mondo (in questo caso un’infezione) attraverso i numeri. In cifre. In figures per l’appunto!
Tutti pazzi per il #PalindromeDay. Il fascino dei palindromi e in generale della simmetria è seducente in numerosi ambiti anche molto distanti tra loro: matematico, letterario, musicale e artistico in generale.
A volte però questa passione per i palindromi si trasforma in una vera e propria mania. E proprio in virtù di questa mania, abbiamo cominciato a fare gare: il numero primo palindromo più grande, il testo palindromo più lungo e chi più ne ha più ne metta. Ad oggi (02.02.2020) il più grande numero primo palindromo è un numero dalla ragguardevole lunghezza di 474501 cifre, scoperto nel 2014 da Serge Batalov. Per quanto riguarda il testo più lungo, il record a lungo detenuto da Georges Perec con il suo racconto intitolato “9691” (composto da 5556 lettere) è stato battuto dall’italiano Gabriele de Simon con il suo “Vangelo Palindromo” di 6093 caratteri.
Oggi ho notato che la data palindroma odierna è stata spesso associata a questa litografia di Escher:
In verità, a ben guardare, qui Escher affronta non tanto i l concetto di palindromia quanto piuttosto quello di autoreferenzialità. Al riguardo consiglio a tutti l’affascinante saggio di Douglas Hofstadter intitolato Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante. Un libro sorprendente oltre misura.
Il web ha rivoluzionato il modo in cui conduciamo le nostre vite. Wikipedia ha giocato un ruolo molto importante in questo cambiamento: da un lato ha rivoluzionato il modo in cui ci informiamo e dall’altro ha rivoluzionato il modo in cui l’informazione viene prodotta.
Il bello è che questa rivoluzione tecnologica è ancora in atto e con essa la rivoluzione culturale che inevitabilmente ne consegue. Nuovi strumenti e nuove tecnologie portano con sé risposte a domande a cui non sapevamo dare risposta. Ma non solo. Ora riusciamo a formulare domande che fino a qualche anno fa non eravamo neanche in grado di immaginare. Stanno cambiando gli strumenti, stanno cambiando i paradigmi, obbligandoci così a cambiare il nostro modo di pensare e organizzare il mondo.
Oggi parliamo di wikidata. Uno strumento che può aiutarci a rispondere a domande un po’ particolari come questa:
Qual è l’età dei sindaci delle capitali europee?
Ma prima di dare risposta a questa domanda , andiamo per passi. Cos’è wikidata? Tutti conosciamo wikipedia che ha introdotto il concetto di enciclopedia collaborativa ma pochi conoscono Wikidata. Wikidata è un database libero, collaborativo, multilingue che raccoglie i dati strutturati a supporto di Wikipedia. Per intenderci, i dati strutturati di wikipedia non sono altro che le informazioni del riquadro di destra di una qualsiasi voce wikipedia. Ad esempio per la voce Italia nel box di destra (vedi foto qui sotto) possiamo trovare informazioni quali: popolazione , densità, confini,. PIL, capitale,… Le stesse informazioni le troveremmo visitando pagine di altre nazioni (es. Francia, Spagna,…).
Bene, tutte queste informazioni (dati) sono presenti su wikidata e sono consultabili da chiunque. Diciamo meglio: queste informazioni sono contenute in un database che è interrogabile liberamente. Esistono vari modi di accedere a wikidata: strumenti incorporati, strumenti esterni o interfacce di programmazione. Il modo più semplice per interrogare wikidata è il query service messo a disposizione per voi e per tutti da wikidata stessa:
Da qui è possibile scrivere la propria query in linguaggio SPARQL oppure avvalersi di una delle 326 query di esempio messe a disposizione sul sito. Senza entrare troppo nei tecnicismi del linguaggio (se qualcuno volesse saperne di più me lo faccia sapere nei commenti), veniamo ai vantaggi e alle potenzialità di questo strumento.
Torniamo al nostro esempio di partenza:
Qual è l’età dei sindaci delle capitali europee?
Finora l’unico modo di poter rispondere a questa domanda era tramite una lunga e noiosa ricerca sul web. Ora, con wikidata rispondere a questa domanda è un gioco da millenials! Qui di seguito il codice:
# Qual è l'età dei sindaci di tutte le capitali europee?
# Autore: Luigi Cipollini
SELECT ?statoLabel ?capitaleLabel ?sindacoLabel ?DatadiNascita ?Età
WHERE {
?stato wdt:P31 wd:Q3624078; # Tutti gli stati
wdt:P463 wd:Q458 ; # Appartenenti all'Unione Europea
wdt:P36 ?capitale . # Prendo in considerazione la loro capitale
?capitale wdt:P6 ?sindaco . # Prendo in considerazione il sindaco della capitale
?sindaco wdt:P569 ?DatadiNascita # Prendo in considerazione la data di nascita del sindaco
BIND(YEAR(now())-YEAR(?DatadiNascita) as ?Età)
SERVICE wikibase:label { bd:serviceParam wikibase:language "[AUTO_LANGUAGE],en,it". }
}
ORDER BY DESC(?Età)
Cliccando sui pulsanti qui sotto è possibile aprire la query e/o vedere i risultati in tempo reale:
Al momento (gennaio 2020) Virginia Raggi è il terzo sindaco più giovane in Europa. Ora se la domanda di partenza vi è sembrata un po’ triviale considerate queste:
Cause di morte dei presidenti americani – vedi risultati