Il 2020 è a pieno titolo l’anno del coronavirus. Al tempo del primo lockdown il mantra che ci siamo ripetuti in continuazione mentre intonavamo l’inno di Mameli al balcone era andrà tutto bene. Ma intanto intorno a noi tutto crollava, a cominciare dal prodotto interno lordo. E allora vediamole un poco le stime di vari attori nazionali e internazionali per questo ‘benedetto’ 2020 [mai aggettivo meno adatto].
Numeri disarmanti. L’unica nota in qualche misura di consolazione è il fatto che siamo in buona compagnia [altro aggettivo di dubbia pertinenza]. Il fenomeno è globale e nessun Paese è “immune”.
Sono tempi difficili per tutti ma trattasi di difficoltà che non incidono in egual misura su tutti gli strati sociali. C’è chi fa più fatica di altri, cresce il malcontento, cresce la rabbia, l’egoismo e le relazioni sociali sono a rischio. D’altronde è sempre stato così in momenti storici difficili. Teniamolo a mente. Nella speranza che il 2020 dall’anno del coronavirus non si trasformi nell’anno in cui è iniziato tutto.
