Stando agli ultimi numeri prodotti da Eurostat la situazione demografica del Vecchio Continente (di nome e di fatto) è piuttosto allarmante. Calano ovunque i tassi di fertilità. I pochi figli che si fanno si fanno sempre più tardi. La popolazione invecchia e si riduce.
Oggi facciamo il punto sui tassi di fertilità. Abbiamo costruito la dashboard seguente per navigare i dati di Eurostat dal 1960 al 2022 (ultimo anno disponibile).
In tutta Europa i tassi di fertilità sono inferiori alla soglia di mantenimento della popolazione ovvero di 2,1 figli per donna.
Nel 2022 il tasso di fertilità in Italia è stato 1.24. Nel 1964 era 2.66.
Oggi voglio presentarvi una bellissima animazione che illustra il surriscaldamento globale dal 1880 ad oggi.
In particolare questa animazione prodotta dalla NASA mostra le anomalie (variazioni rispetto alla media) mensili della temperatura globale tra il 1880 e il 2022 in gradi Celsius. In bianco e blu vengono indicate le temperature più basse, mentre in arancione e rosso le temperature più calde. I dati sono quelli Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA.
Questo tipo di visualizzazione prende il nome di “spirale climatica” ed è una soluzione grafica ideata dal climatologo Edward Hawkins del National Centre for Atmospheric Science dell’Università di Reading.
Comunicare efficacemente i dati è sempre un sfida. Spesso ci si imbatte in visualizzazioni molto belle dal punto di vista estetico ma che sono difficili da leggere e/o interpretare. In questo caso invece, l’ideatore Edward Hawkins ha saputo trovare la soluzione grafica perfetta. Altro che grafici a torte 3D!
Per approfondire:
I dati utilizzati per creare questa visualizzazione sono disponibili qui.
“Bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra“. Queste parole di Piero Angela me le ricordo da sempre. Dai tempi di Super Quark. Probabilmente le ho sentite come chiosa finale di una di quelle splendide animazioni di Bruno Bozzetto. Sono parole importanti che tutti dovremmo tenere bene a mente. E sono dannatamente attuali.
L’apertura mentale è essenziale per accogliere nuove idee, informazioni e prospettive, che possono arricchire la nostra comprensione del mondo. Tuttavia, è altrettanto importante mantenere una certa dose di scetticismo e discernimento.
Quando si è troppo aperti, si rischia di accettare acriticamente qualsiasi informazione senza valutarne la validità o la coerenza con altre conoscenze. Questo atteggiamento può portare a credere a idee non supportate dalla evidenza o addirittura a cadere vittima di truffe o inganni.
In un’epoca in cui il complottismo è sempre più diffuso e l’abbondanza di fake news mina le nostre certezze e la nostra fiducia nel mondo e negli altri, le parole dell’immenso Piero Angela si rivestono di un’importanza ancora maggiore.
È stata appena pubblicata la settima edizione della Relazione sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (Bes) 2024.
La relazione BES è curata dalla Direzione Analisi e Ricerca Economico – Finanziaria del Dipartimento del Tesoro (MEF) e descrive l’evoluzione dello stato di benessere del Paese mediante 12 indicatori.
Tra questi indicatori rientrano il reddito disponibile lordo corretto pro-capite nominale, la disuguaglianza del reddito netto (S80/S20), la povertà assoluta, la speranza di vita in buona salute alla nascita, l’eccesso di peso, l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, il tasso di mancata partecipazione al lavoro con relativa scomposizione per genere, l’occupazione relativa delle madri con figli in età pre-scolare, le emissioni di CO2 e l’efficienza della giustizia civile.
In estrema sintesi, qui sotto viene riportato il quadro generale.
Per chi volesse approfondire questo interessante rapporto può scaricarlo qui in formato PDF.
Con una certa regolarità mi imbatto in articoli sulle presunte abitudini sessuali degli italiani. Si fa spesso riferimento ai risultati di sondaggi che hanno come oggetto il numero medio di rapporti, la loro durata o ancora il numero medio di partner.
Nell’ultimo articolo che mi è capitato di leggere viene detto: “Il numero medio di partner intimi che le persone hanno in una vita intera varia tra i 4,3 per le donne e i 6,3 per gli uomini“. Fonte: Centers for Disease Control and Prevention. Anche il CENSIS afferma: “Oggi il numero medio di partner sessuali avuti a quarant’anni è 6, 4 per le donne, 7 per gli uomini.” E puntualmente il leitmotiv si ripropone di sondaggio in sondaggio: gli uomini hanno più partner rispetto alle donne.
Molti di voi non saranno sorpresi nel leggere questi numeri, eppure una situazione del genere è impossibile da un punto di vista matematico. Cerchiamo di analizzare la faccenda in maniera semplice. Supponiamo di avere 10 uomini e 10 donne le cui relazioni eterosessuali sono descritte nel diagramma qui sotto.
In questo diagramma contiamo 15 liaison amoureuse (linee che legano un uomo a una donna). Quindi facendo il numero medio di rapporti per gli uomini otterremo 15/10 e stesso identico calcolo per le donne: le due medie sono uguali. Provate ad aggiungere quante connessioni (linee) volete, complicando il diagramma a dismisura ma sempre otterrete lo stesso numero. Il numero medio di partner per gli uomini deve essere uguale al numero medio di partner per le donne. Il lettore che fosse sorpreso da questa evidenza è invitato a prendere carta e penna e controllare da sé prima di continuare la lettura.
Cinque possibili motivi Bene, assodato che da un punto di vista matematico le due medie devono essere uguali, possiamo domandarci il motivo per cui in tutti i sondaggi gli uomini sembrano avere molti più rapporti intimi rispetto alle donne. I motivi possono essere diversi. Io ne ho ipotizzati 5 (alcuni più fantasiosi di altri).
Il primo è che il sondaggio presenti qualche problema di campionamento, ovvero che il campione degli intervistati non sia rappresentativo della popolazione. Ad esempio, se il campione fosse sbilanciato tra uomini di una certa età e donne giovani, è evidente che gli uomini maturi abbiano avuto più tempo a disposizione per avere più partner.
Secondo motivo. Il sondaggio riguarda tutti i tipi di rapporti sessuali e non soltanto quelli eterosessuali. In questo caso però la differenza tra le due medie può essere spiegata soltanto da una maggiore concentrazione di rapporti omosessuali tra i ranghi maschili.
Terzo possibile motivo. Essendo un sondaggio condotto su italiani è possibile che i maschietti vantino un maggior numero di performance con le straniere. Insomma d’estate tutti in Romagna a caccia di svedesi.
Quarto motivo, ci incominciamo ad avvicinare al vero. Gli uomini potrebbero interpretare le domande sulla loro vita sessuale in modo diverso rispetto alle donne. Ad esempio, potrebbero includere relazioni brevi o casuali nei loro conteggi di partner, mentre le donne potrebbero escluderle. Un petting (effusioni amorose o semplici preliminari) viene facilmente segnato come gol nel taccuino dei maschietti.
Quinto motivo, il più accreditato, si rifà a pressioni sociali e stereotipi di genere. Gli uomini in generale sentono una certa pressione sociale e sentono di dover dimostrare virilità e successo sessuale. Sono pertanto più propensi a gonfiare il numero di partner. E ricordiamoci che questo genere di sondaggi i numeri sono autodichiarati. Inoltre questo è anche il motivo per cui non ci sorprendiamo più di tanto quando leggiamo i risultati di questi sondaggi.
Altri motivi? Fammi sapere nei commenti.
Considerazioni finali Di tutto questo, la cosa che mi colpisce maggiormente è da un lato la leggerezza con cui questi risultati vengono riportati e dall’altra la facilità con cui siamo portati a credere a questi numeri. Anche quando sono evidentemente dati impossibili. Il fatto che gli uomini abbiano in media più rapporti sessuali delle donne è in qualche modo in linea con la nostra visione del mondo, e dunque lo consideriamo prima verosimile e poi veritiero. Sul tema verità e verosimiglianza già ci è capitato di parlarne qui su infigures. Un tema molto attuale strettamente legato a quello delle fake news.
Possibili obiezioni Qualcuno potrebbe obiettare che il discorso regge solamente se il numero di uomini è uguale al numero di donne. Bene, diciamo che in tutti i paesi del mondo la suddivisione tra uomini e donne è pressappoco 50-50. Le differenze sono lievi e variano da paese a paese (ne parleremo presto qui su infigures). In Italia per esempio (considerate tutte le età) secondo le stime ISTAT siamo 58.997.201 abitanti di cui 28.814.832 uomini (48.8%) e 30.182.369 donne (51.2%).
Proviamo a fare i calcoli partendo da questa suddivisione tra uomini e donne (48.8 vs 51.2). Supponiamo inoltre 7 rapporti in media per gli uomini (come da studio CENSIS). In questo caso avremmo un totale di 7 * 28.814.832 rapporti eterosessuali. Per ottenere il numero medio di rapporti per le donne avremo 7 * 28.814.832 / 30.182.369 e dunque 6.7. Esiste pertanto una lieve differenza tra le due medie ma la forbice è molto più stretta rispetto a quanto viene riportato usualmente da questo genere di sondaggi. Inoltre la differenza cui assistiamo è da imputare totalmente alla composizione della popolazione (rapporto uomini e donne) e non certo a differenti abitudini sessuali tra uomini e donne.
Ve lo ricordate quanto eravamo belli nel 2020? A sbloccarci qualche ricordo, oggi ci aiuta google trends il servizio che mette a disposizione tutti i dati relative alle ricerche sul motore di ricerca per eccellenza. Ecco cosa abbiamo cercato nel 2020 a partire da “Come fare…”
Eravamo bellissimi. Tutti lì così occupati a sopravvivere. Cercavamo su google il modo di fare il pane, la pasta, come fare le mascherine per non doverle comprare. Giocavamo come dei piccoli alchimisti cercando di produrre in casa il lievito madre. Il lievito di birra the new pietra filosofale.
“Papà, papà, ok il pane fatto in casa ma io ho anche sete…” “Ok google: come si fa il limoncello?”
Oddio ho bisogno del green pass ⇒ devo scaricare IO ⇒ mi serve lo spid! Oddio, mi sento strano, come si fa il tampone?
Che tempi quelli. E noi potremo dire ai nostri nipoti di esserci stati, di esserci battuti come leoni nelle lunghe ore di fila ai supermercati.
E oggi? Come siamo cambiati, come siamo invecchiati nel frattempo? Cosa andiamo a cercare per il web?
Siamo negli anni 20 del Terzo Millennio e c’è chi ancora non sa fare uno screenshot (#1 e #8). Partiamo male.
Smaniamo dalla voglia di sapere come si fanno i soldi (#2), e pure velocemente (#24)! Perseguitati dall’incubo dello SPID (#3, 5 e 12), cerchiamo un modo per fare il passaporto (#6 e 7), possibilmente online (#16 e 18). Verosimilmente per espatriare. Mi raccomando la destinazione il più remota possibile!
Qualcuno invece che con l’aereo cerca di allontanarsi in treno (#20 e 25). Probabilmente si tratta di qualcuno in ristrettezze economiche perché qualcun altro che doveva fargli il bonifico non ha trovato risposte esaurienti su google (#11). Insomma, tutto ruota intorno ai soldi, (isee #9) e allora proviamo a cambiare lavoro ma prima c’è da fare il curriculum vitae, oddio come si fa (#14)?
Ultima spiaggia il dropshipping (#21). Il dropshipping, ci rendiamo conto!? E allora siamo davvero alla frutta, ci meritiamo davvero l’estinzione. A rifletterci bene, dovremmo un po’ tutti andare a cagare! Ma qualcuno sembrerebbe non saper neanche più come si fa… #10
Oggi per gli amanti degli scacchi andiamo a vedere qualche numero su questo affascinante gioco. Sul sito ufficiale della Federazione Internazionale degli ScacchiFIDE, troviamo la classifica aggiornata dei primi 100 giocatori al mondo, che a febbraio 2024 vede nelle prime 5 posizioni:
Rank
Nome
Nazione
Rating
Anno di nascita
1
Carlsen, Magnus
NOR
2830
1990
2
Caruana, Fabiano
USA
2804
1992
3
Nakamura, Hikaru
USA
2788
1987
4
Ding, Liren
CHN
2762
1992
5
Giri, Anish
NED
2762
1994
La classifica dei 100 giocatori più forti al mondo si presta ad alcune considerazioni interessanti. I giocatori hanno un’età che varia dai 18 anni dell’indiano Dommaraju Gukesh ai 56 anni dell’israeliano Boris Gelfand. Questo a dimostrazione del fatto che gli scacchi sono un gioco per tutte le età. Giocatori anche giovanissimi possono dire la loro a livello internazionale. Ricordiamo su tutti Teymur Rəcəbov che nel 2003 a soli 15 anni vinse una partita contro Kasparov nel torneo di Linares.
Diamo ora un’occhiata alla nazionalità dei giocatori nella top 100.
Nazione
Numero di giocatori nella Top-100
Stati Uniti d’America
12
India
10
Cina
9
Federazione Russa
7
Azerbaijan
5
Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE)
5
Ucraina
5
Spiccano su tutti americani e indiani anche se poi l’attuale campione mondiale è il norvegese Magnus Carlsen (classe 1990). Segue la Cina con 9 giocatori nella top100. Discorso a parte per i russi, gli scacchi rivestono infatti un’importanza significativa nel mondo russofono, tanto da essere considerati uno sport nazionale in Russia e nei paesi della ex Unione Sovietica. Questa passione per gli scacchi è radicata nella cultura e nella storia della regione, con una lunga tradizione di eccellenza nel gioco degli scacchi. Da notare anche che alcuni giocatori russi stanno ora gareggiando sotto la bandiera della FIDE.
Da notare la completa assenza di giocatori italiani nella top 100. A onor del vero, va detto che l’attuale #2 al mondo, Fabiano Caruana, è italo-americano e in passato ha gareggiato per la federazione italiana. Ma ora non più. Per avere il senso delle non esaltanti performance dei giocatori italiani, diamo uno sguardo ai punteggi medi dei top 10 giocatori per paese. I numeri sono sempre quelli della FIDE. Con una media di 2535, l’Italia si colloca in 29-esima posizione.
Veniamo ora ai ratings dei primi 100 in classifica che variano dai 2638 ai 2830 di Magnus Carlsen. Numeri da capogiro messi in confronto con quelli dei giocatori che frequentano le due più grandi community online di scacchi: lichess.org e chess.com. Il grafico che segue illustra la distribuzione dei punteggi degli utenti della piattaforma lichess. Punteggi che seguono una distribuzione gaussiana con un punteggio medio intorno ai 1500 punti. La curva in giallo indica il percentile.
Interessante notare che queste piattaforme sono frequentate anche da campioni internazionali, spesso sotto falso nome. Sempre pronti a darsi battaglia ricordandosi che
Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista.
Un grafico vale più di mille parole. Questo lo sappiamo bene, tuttavia la scelta del grafico più adatto per sintetizzare un insieme di dati è un’operazione che non va presa alla leggera, e spesso anche anche i colleghi statistici cadono in qualche errore.
Mi imbatto spesso in documenti e relazioni che riportano grafici di difficile interpretazione. Oggi, vorrei soffermarmi sull’abuso dei cosiddetti grafici a torta (pie chart). Noto in generale un amore smisurato per questo tipo di grafici e mi sono sempre domandato il motivo.
Prendiamo in considerazione il seguente grafico.
Questo grafico è sbagliato sotto moltissimi punti di vista:
Costringe il lettore a saltare con gli occhi dalla torta alla legenda per capire ciascuna categoria a quale colore appartenga
Ci sono troppe categorie (fette) che rendono il grafico poco fruibile
Mancano le etichette sulla torta che agevolerebbero la lettura
Non si riesce a stabilire facilmente se una certa fetta è più grande di un’altra
La scelta della visualizzazione 3D peggiora la lettura del grafico
La scelta dei colori è a dir poco discutibile (ringraziamo Excel).
Per tutti questi motivi, in questo caso è molto più conveniente utilizzare un semplice grafico a barre (verticale come quello proposto qui sotto o anche orizzontale) in cui le categorie sono ordinate dalla più grande alla più piccola e tutte le barre riportano l’etichetta con il valore. Da notare anche l’assenza dell’asse verticale che non aggiungerebbe alcuna informazione sostanziale. Infine l’uso di un solo colore. La parola chiave qui è semplificazione: keep it simple!
Ora, per favore, non fraintendetemi. La mia critica nei confronti dei grafici a torta non è radicale. Al contrario, credo che i grafici a torta siano utili ma dovrebbero essere impiegati con parsimonia e limitati ai casi in cui ci siano solo due categorie (come maschi e femmine) o al massimo tre.
Ho provato a fare qualche domanda alle persone che si ostinano a utilizzare i grafici a torta in maniera incondizionata e ho scoperto che c’è questa falsa credenza per cui se la somma delle categorie è pari a 100% allora è necessario utilizzare la torta. Beh, convincetevi che non c’à alcuna “necessità”. Anche se la somma è 100%, si può utilizzare un grafico a barre. Inoltre, se le categorie sono tante, questo tipo di grafico agevola di molto la lettura e l’interpretazione del grafico.
C’è anche un altro aspetto che trovo abbastanza preoccupante: la passione per i grafici in 3D. Vi propongo un piccolo gioco:
Prova a rispondere e poi controlla la soluzione qui.
Oggi andiamo ad esplorare alcuni numeri che descrivono il grado di soddisfazione degli europei riguardo la propria vita personale. Si tratta di un piccolo estratto di una più ampia indagine condotta da Eurostat sugli indicatori della qualità della vita nell’Unione europea.
La pubblicazione completa presenta un’analisi dettagliata di 8+1 dimensioni che tentano di misurate i diversi aspetti della qualità della vita. Le prime otto dimensioni della qualità della vita si concentrano su vari aspetti individuali, come le condizioni materiali di vita, l’ambiente e l’occupazione, che sono analizzati sia da una prospettiva oggettiva che soggettiva. Qui ci concentriamo sull’ultima dimensione la soddisfazione generale della propria vita.
Teniamo ben a mente che questa indagine si basa su autovalutazioni dei rispondenti, quindi è importante interpretare i dati con la dovuta cautela.
La prima considerazione è che i cittadini dell’UE sono piuttosto soddisfatti della propria vita. Con riferimento all’anno 2022, cui fanno riferimento questi dati, la soddisfazione media si attesta sui 7,1 punti su una scala che va da 0 (per niente soddisfatto) a 10 (molto soddisfatto). La soddisfazione risulta più alta in Austria (7,9) e in Finlandia, Polonia e Romania (ciascuna a 7,7), mentre più bassa in Bulgaria (5,6), Germania (6,5) e Grecia (6,7). E chi lo avrebbe mai detto che rumeni e polacchi fossero più soddisfatti della propria vita rispetto ai tedeschi!
In media i giovani nell’UE sono più soddisfatti della propria vita rispetto ai più maturi (65 anni e più) tranne che in alcuni paesi come ad esempio Danimarca, Svezia e Irlanda. Inoltre, la soddisfazione aumentava con il livello di istruzione. Su quest’ultimo punto c’è però da dire che il dato è influenzato in una certa misura anche dal livello di reddito (che tendenzialmente è legato al livello di educazione).
Per quanto riguarda le differenze di soddisfazione tra aree urbane e rurali, non ci sono indicazioni nette. Esistono Paesi dove si è più felici in città (Bulgaria, Romania, Lituania, Slovacchia, Portogallo, Ungheria, Croazia, Cipro, Germania e Slovenia) e in altri dove si è più felici in campagna (Malta, in Austria, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda, Svezia, Danimarca e Lussemburgo). In Italia da questo punto di vista non ci sono differenze significative: 7.2 in città, 7.1 nelle piccole città e 7.2 nelle aree rurali.
Infine il rapporto Eurostat mostra che la soddisfazione dipende in larga misura dal tipo di famiglia, quasi per nulla dal sesso e molto dal livello di reddito. Della serie: i soldi fanno la felicità!
Per quanto riguarda la tipologia di famiglia, le persone in famiglie con figli a carico hanno costantemente riportato i livelli più alti di soddisfazione.
Il fatto che le famiglie con figli a carico siano più soddisfatte di quelle senza figli a carico è piuttosto specifico del contesto europeo, poiché le ricerche in altri continenti hanno spesso rilevato il contrario.
Quali sono le lingue più amate al mondo? E l’italiano come si classifica? Oggi proviamo a dare una risposta parziale a questa domanda andando a dare un’occhiata al Language report 2023 di Duolingo.
Per chi non lo sapesse Duolingo è una delle più famose app disponibili sul mercato per l’apprendimento delle lingue straniere. Ogni anno producono un rapporto statistico sui loro utenti. Oggi vediamo insieme l’ultimo report con i dati del 2023.
Inglese: L’inglese continua a dominare la scena come la lingua più studiata in ben 122 paesi! 💂
Coreano: Il coreano si fa strada nella top 10 globale, spodestando addirittura l’italiano che ora è in settima posizione! 😱
Portoghese: Il portoghese ha scalato la classifica scalzando il russo nella top 10! 😮 Ciò riflette due importanti cambiamenti culturali: la diminuzione dell’interesse per il russo alla luce della guerra in Ucraina e l’aumento dell’interesse per il Brasile e il Portogallo, soprattutto per i viaggiatori.
Ucraino: La guerra in Ucraina ha mantenuto stabile l’apprendimento dell’ucraino come forma di solidarietà. 🇺🇦
L’italiano dunque in settimana posizione dimostra di essere una lingua particolarmente amata considerando anche che l’italiano si parla solamente in Italia, Città del Vaticano e San Marino. La sua “utilità”, se di utilità possiamo parlare, è decisamente inferiore rispetto a lingue più sdoganate come l’inglese e lo spagnolo. L’Italia è apprezzata universalmente per la sua cultura e l’italiano è considerato tra le lingue più sexy al mondo (ne parleremo in un futuro post). Secondo il report di Duolingo, l’Italiano è particolarmente studiato in Argentina e a Malta. Negli anni passati sia in Venezuela che in Uruguay, l’italiano è stata la seconda lingua più studiata dopo l’inglese ma ora è stato scavalcato dal portoghese.
Al di là delle lingue più studiate, il rapporto mette in luce alcuni trend interessanti.
Differenze generazionali: i giovani della Generazione Z guidano l’interesse per le lingue meno comuni, mentre gli studenti più anziani mostrano abitudini di studio più consistenti.
Preferenze linguistiche nei paesi di origine: in alcuni paesi come Svezia e Danimarca, le lingue più popolari da studiare non sono quelle native.
Poliglotti tedeschi: gli studenti tedeschi hanno superato quelli britannici nella percentuale di chi studia tre o più lingue.
Questi dati evidenziano come lo studio delle lingue sia influenzato non solo da motivazioni personali ma anche da preferenze generazionali ed eventi di carattere “globale”.
Oltre a questo report, su Duolingo è possibile trovare altri approfondimenti su temi specifici per esempio: dove viene studiato maggiormente l’inglese (link), quali paesi sono più interessati alle lingue asiatiche (link), questioni legate all’apprendimento dell’ucraino (link) solo per citarne alcuni. Tutti approfondimenti che offrono tanti spunti di riflessioni sul mondo di oggi, sulla globalizzazione e sulle complicate relazioni tra i popoli!
Dal bel Paese là dove il sì suona è tutto, a voi studio!