SOLO PER VERI GENI La banalizzazione della matematica

Sui social si assiste inermi alla banalizzazione di qualsiasi tema. Anche la matematica e i giochi matematici subiscono lo stesso trattamento. C’è stato un momento in cui sul web impazzavano giochi del tipo “quanto vale questo grappolo di banane?”, “quanti triangoli vedi in questa figura?” oppure ancora “quale di questi si riempirà prima?“.

Problemuncoli di ben poco spessore agli occhi dei veri appassionati di giochi e di enigmi matematici.

Questo tipo di giochi torna di tanto in tanto alla ribalta e il loro “successo” è certificato dal numero irragionevole di likes, commenti e condivisioni. Ma cosa li rende così dannatamente accattivanti al grande pubblico? Cosa spinge la casalinga di Pordenone a scrivere: “Io vedo solo 12 triangoli, chi mi aiuta?” e il metalmeccanico di Sondrio pavoneggiarsi del proprio inarrivabile acume “Ma come fai a non vederli?”.

Questi problemi sono sempre accompagnati da titoli roboanti del tipo “solo il 5% riesce a risolverlo”, “solo per i geni”, “sei più intelligente di Einstein?” e così via. A buon vedere, questi titoli sono almeno in parte il motivo del successo di questi post. Ha proprio ragione Mercoledì quando dice…

Trovo i social media un vuoto succhia anime di affermazioni senza senso

[Wednesday Addams]

Se davvero volete mettervi alla prova con qualche problema di tipo logico-matematico, fatelo andando a recuperare una qualche raccolta di rompicapi di Martin Gardner. Chi? Il più grande di tutti! Martin Gardner (1914-2010) matematico, illusionista, divulgatore scientifico, debunker (ovvero uno sbugiarda-ciarlatani) ma per quello per cui siamo qui oggi è stato anche ideatore di giochi e rompicapi matematici.

E ora, un piccolo problemino semplice semplice ve lo propongo io. Se siete stati in grado di risolvere quelli “per veri geni”, questo sarà facilissimo:

Se un uomo impiega 2 ore per verniciare una casa e un altro uomo impiega 3 ore per verniciare la stesa casa. Quanto tempo impiegheranno a verniciare la casa lavorando insieme?

Provate a dare una soluzione. Se 1) non ci riuscite oppure se 2) ci riuscite e volete controllare la risposta oppure ancora se 3) non ci avete neanche provato ma a questo punto siete curiosi, andate a pagina 2.

Fuga di cervelli (quelli buoni!)

Sono appena stati pubblicati i risultati dell’ultimo bando “Starting grants” dello European Research Council (ERC – vedi). Si tratta dei più prestigiosi finanziamenti europei dedicati ai giovani ricercatori, che ammontano in media a 1,5 milioni di euro per progetto. La selezione è molto competitiva (solo un progetto su dieci viene finanziato) ed è basata unicamente sulla qualità scientifica del ricercatore e della ricerca proposta.

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Premi e punizioni

In ambito pedagogico il modello premi-punizioni prevede -in estrema sintesi- una ricompensa nel caso il bambino si comporti bene e un castigo nel caso in cui il bambino si comporti male. Questo modello è descritto molto bene da Piero Angela nel suo libro “Premi e punizioni”.

Il metodo premi-punizioni, seppur oggetto di molti dibattiti e anche di critiche da parte di alcuni pediatri ed educatori, risulta ancora oggi molto efficace e ampiamente utilizzato. Il suo campo di applicabilità trascende quello pedagogico. Ad esempio questo principio viene utilizzato nella sfera dell’intelligenza artificiale quando si tratta di addestrare un algoritmo alla soluzione di un problema.

Allora la mia domanda è questa:

Può il modello premi-punizioni essere applicato anche alla vita sociale di un Paese?

Di fatto in Italia vige solamente il modello “punitivo” ovvero quello secondo cui un cittadino è soggetto a multe, ammende e pene (punizioni) nei casi in cui il cittadino non rispetti i regolamenti, le norme e le leggi vigenti. Il legislatore spesso ricorre all’inasprimento delle sanzioni e delle pene come forma di deterrente. La storia ci insegna che tale approccio ha una bassa efficacia e il motivo è dovuto in primo luogo al fatto che in Italia vige l’incertezza della pena. Data la natura aleatoria della pena, sono ancora in molti coloro che sono disposti a “correre il rischio”. Si fa affidamento sulla mancanza dei controlli, sui condoni, sulle proroghe, in pratica si fa affidamento sulla lentezza burocratica del Paese. Nel peggiore dei casi, qualora si mettesse in moto il procedimento giudiziario, ci si affida alla lunghezza della giustizia in altre parole alla prescrizione. Insomma “ce la si rischia” nella speranza (se non proprio certezza) di “farla franca”. Per usare parole di Piero Angela “l’Italia è un pese morto. Non ci sono punizioni per chi sbaglia e non ci sono premi per chi merita”.

Piero Angela in questo frangente si riferisce da un lato all’incertezza della pena, dall’altro al fatto che mancano nella maniera più assoluta le ricompense per premiare comportamenti virtuosi.

Come incentivare i comportamenti virtuosi? A questa domanda prova a dare risposta quella che viene chiamata nudge theory. Ma la soluzione è solamente parziale. Ma allora perché non adottare un modello premi-punizioni tout court? Un sistema che, fatto salve le punizioni correnti, prenda in considerazione anche una serie di incentivi per premiare i comportamenti virtuosi o comunque conformi ai regolamenti e alle leggi?

Un’applicazione estrema di questo modello è dato dal sistema di credito sociale che viene applicato ormai da alcuni anni nella Repubblica Popolare Cinese (o come la chiaman tutti Cina). Questa applicazione estrema pone diverse questioni morali ed etiche ed è accusata da più parti di una sorta di “sorveglianza di massa”.

Quello cui mi riferisco io è un approccio decisamente più soft. Ed è proprio in questa ottica che vanno intese da una parte il cashback di Stato dall’altra la lotteria degli scontrini. Entrambi questi sistemi hanno come obiettivo quello di contrastare almeno in parte l’evasione fiscale ed incentivare gli acquisti in un periodo delicato come quello presente.

Siamo alla vigilia dell’introduzione del cashback (8 dicembre). Anzitutto occorre considerare che questa iniziativa è da intendersi come una forma di sperimentazione di un nuovo modello. In altri paesi europei analoghe iniziative sono già attive dal alcuni anni. Sarà molto interessante vedere come reagirà il nostro Paese.

Per poter accedere al programma cashback è necessario scaricare l’app IO disponibile sia per sistemi Android sia per sistemi iOS. A giudicare dalle recensioni lasciate degli utenti sui rispettivi store, il primo riscontro non è decisamente positivo:

Recensioni di IO su Play Store di Google (Android)
Recensioni di IO sull’App Store di Apple (iOS)

Personalmente ritengo che recensioni così negative siano in parte dovute ad un’applicazione ancora nella versione beta (una versione non definitiva e dunque in continuo aggiornamento/miglioramento), in parte (e forse soprattutto) ad una cultura digitale ancora precaria. Una volta scaricata l’app non è pronta all’uso come qualcuno potrebbe [irragionevolmente] aspettarsi. Anzitutto, c’è bisogno di registrarsi tramite SPID o la Carta di Identità Elettronica e in molti ancora non hanno né l’uno né l’altra. Il secondo passo è quello di registrare la propria carta di credito/debito/prepagata. Come verifica della validità della carta, l’app provvederà ad effettuare un addebito di 2 centesimi che verrà ri-accreditato dopo pochi istanti. A molti questo addebito (seppur prontamente stornato) non piace. Come ultimo passo c’è da inserire il proprio IBAN su cui verrà accreditato il futuro rimborso. Tutte operazioni che piacciono poco ad un pubblico prevalentemente di NON nativi digitali. Un pubblico -quello nostrano- che mostra ancora tanta diffidenza verso le nuove tecnologie.

Poi c’è la questione relativa alla lotteria degli scontrini già rimandata in parecchie occasioni ma che ora vedrà la luce a partire dal 1 gennaio 2021. In verità continuano ad arrivare richieste di proroga da più parti. Pare che i negozianti ancora non abbiano adeguato i propri registratori di cassa, serve una proroga.

Beh che dire!? D’altra parte siamo o non siamo un Paese che vive di scadenze, ritardi e proroghe? Milleproroghe verrebbe da dire. Insomma sempre una giustificazione pronta per ritardare il futuro.

Discalculia

La discalculia pare essere un fenomeno in aumento tra i nostri ragazzi a giudicare dal titolo di questo articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 14 novembre. Ma qualche problema con i calcoli pare avercelo anche l’autrice dell’articolo.

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Questo benedetto tracciamento

Siamo alla seconda ondata ed è tempo di fare un bilancio delle misure di contenimento prese da parte del Governo. Di commenti in rete se ne trovano tanti e spesso discordanti. Non vogliamo in questa sede fare alcuna valutazione politica dell’operato del Governo per non entrare in una discussione che il più delle volte rischia di essere sterile se non addirittura esacerbare gli animi e i toni dell’una e dell’altra fazione. Limitiamoci allora a parlare del contact tracing ovvero quella attività di ricerca e gestione dei contatti di un caso confermato COVID-19.

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